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Ripartendo dalla Grancia, idee per un nuovo soggetto meridionalista.

Last updated on 03/02/2020

Ho accolto con piacere l’iniziativa lanciata dallo scrittore Pino Aprile di dar vita ad un congresso meridionalista in cui promuovere il 24 Agosto alla Grancia, la nascita di un soggetto politico da sud per il sud. Il Manifesto (quì il link) racchiude le speranze e le prospettive di un necessario passo in avanti dei tanti movimenti, sigle e associazioni che combattono per il sud. Il pericolo di una Lega Nord al governo non puo’ essere più sottovalutato e, come dicevo qui, c’è bisogno che il sud reagisca questa volta in maniera coesa e coordinata, non più in ordine sparso attraverso un proprio soggetto politico, non teleguidato dal centro-nord. Purtroppo un secolo e mezzo di colonizzazione non rendono tutto ciò facile, la nostra consapevolezza e l’emancipazione di noi meridionali è un percorso appena iniziato, ma se è vero che i processi storici si sono accelerati, nulla vieta che in poco tempo si arrivi ad una avanzata presa di coscenza collettiva che purtroppo al momento manca. L’ascesa improvvisa della Lega nord, la minaccia di Salvini di governare da solo può essere la spinta di cui c’era bisogno per unire il sud. E mentre il movimento 5 stelle, esploso grazie ai voti del Meridione, sembra liquefarsi senza troppe speranze, è già partita la gara di tutte le forze politiche nordiste, dal PD di DeLuca a forza Italia alla Lega nord, per accapparrarsi quei voti.

Un partito per il sud, ostacoli e speranze

In realtà qualisiasi partito voti il sud è chiaro come questo resti senza una vera rappresentanza. Partiti con interessi al centro-nord non hanno mai avuto la volontà di cambiare gli equilibri interni al paese, perpetrando un’ingiustizia che va avanti da 150 anni anche attraverso il voti meridionali. In questa situazione un partito territoriale è l’unica alternativa all’antimeridionalismo che infesta la politica e la società italiana un po’ come sull’esempio del partito nazionale scozzese, i partiti catalani, baschi, fiamminghi, che esprima davvero le istanze del sud. Le difficoltà restano enormi, la disparità di mezzi, una pervasiva criminalità organizzata che soffoca l’economia e la politica meridionale, lo schieramento di media e sopratutto una diffidenza reciproca tra noi meridionali che non ci permette di riconoscerci come parte di uno stesso territorio, di una stessa storia. Troppe divisioni, punti di vista diversi e ancora grandi steccati ideologici tra fazioni che delimitano vecchi modi di pensare e schemi ormai obsoleti.

Vecchi conflitti e nuove idee

Benchè i media continuino ad alimentare il conflitto tra destra e sinistra, tra comunisti e fascisti tutto ciò è ormai sensa senso, non che lo avesse prima. Il vero conflitto è tra chi ha di più e chi ha poco o nulla, tra ricchissimi e poveri o poverissimi. Mentre si assiste ad una concentrazione della ricchezza che non ha eguali nella storia, la classe media scompare e le aree più povere, come il nostro Mezzogiorno, diventano sempre più povere. Il sud sta pagando il prezzo di politiche nazionali che l’hanno lasciato indifeso contro il fenomeno della globalizzazione, le conseguenze sono lo spopolamento, la desertificazione industriale ed economica, il declino culturale e la svendita dei suoi beni e delle sue risorse. Tutto ciò non sarà fermato certo da un nord che ha tutto l’interesse a perseverare nel suo colonialismo parassitario. Solo il sud potrà salvare se stesso. Ogni azione però orientata alla difesa del sud non può non passare da un rigetto dei vecchi schemi politici, delle ideologie e delle strategie che hanno condizionato il ‘900. Il movimento 5 stelle è stato pura avanguardia in questo senso, restando però vittima del sistema che l’ha fagocitato tra un ministero e l’altro. E mentre il nord vota oltre il 50% per il suo partito di riferimento, il sud potrebbe smettere di dare una delega in bianco che ha dimostrato di non funzionare più.

Da colonia del nord a colonia Tedesca? Contro l’Unione Europea.

Ma se è vero che c’è uno scontro tra nord e sud Italia, è anche vero che insistono dall’esterno spinte altrettanto dannose che minacciano qualsiasi prospettiva di ripresa ed equità. Un meridionalismo incentrato solo sulla critica al colonialismo interno risulterebbe superficiale se non vedesse il l’attuale colonialismo esterno messo in piedi dall’Unione Europea, un neocolonialismo tutto iperniato attorno alla Germania che come una piovra sta stritolando i suoi partners, inclusa in special modo l’Italia. In uno scenario dove il settentrione sembra sempre più diventare un’appendice germanica, il mezzogiorno alla deriva alla periferia dell’UE rischierebbe di passare da colonia italiana a colonia Franco-tedesca. Il riscatto del sud non deve assolutamente prescindere da una critica alle regole e al sistema europeo, importante motivo di rottura degli stessi equilibri interni del Paese a partire dagli anni ’90. Il sistema dei fondi europei è un fallimento, il progetto neoliberista europeo è antidemocratico e antitetico agli interessi del sud Italia a cui verrebbe fatto condividere il destino della Grecia. Un partito meridionalista non può finire con l’identificare l’unico nemico nel nord Italia ma anzi deve far propria una critica forte all’europeismo tout-court. Al contrario un’accettazione dello status quo sarebbe come passare dalla padella alla brace.

Dismettere l’attuale sinistra

Purtroppo ci sono feticci che, complici i social media, sono entrati fin dentro gli orientamenti politici di destra e in particolare di sinistra che solo nominarli fanno scattare ragionamenti pre-confezionati inattacabili, pena la pura perdita di fiato. Il fanatismo europeista, la difesa dell’immigrazione senza se e senza ma, il globalismo estremista sono idee che ormai hanno infettato la sinistra italiana fino a farle perdere identità. Eppure essa sopravive, complice una storia e un attaccamento nostalgico al tempo che fu di gran parte dei suoi vecchi e nuovi elettori. E’ anche se è indubbio che nella sinistra storica anche il meridionalismo affondi le sue radici, molti non si sono resi conto che quel mondo è finito, e un altro sta per cominciare. Un soggetto meridionalista inconsapevole di ciò nascerebbe già vecchio col rischio di inseguire una sinistra moderna, imborghesita e mondialista di cui DeMagistris è il degno rappresentante, che ha rinunciato ad esprimere alcuna soluzione per il popolo (qualcuno direbbe proletari). Dopo il fallimento di Unione Mediterranea se si vedrà il 24 Agosto se si sarà capaci di fare scelte coraggiose, quindi lo spero e me lo auguro, in ogni caso questo è il momento di provarci.

Published inSud

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