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Autonomia differenziata: dalla Lega al PD, cosa cambia per il sud? Poco o nulla. Cercasi opposizione.

Last updated on 02/05/2020

Ancora autonomia, si riparte dall’Emilia-Romagna.

Le regioni del nord riprendono a spingere per l’autonomia differenziata. Il governatore della Lombardia Fontana arriva a minacciare di andare avanti da solo anche sul tema della scuola se il governo dovesse dire di no. Il neo-ministro Boccia del PD sembra voler assumere il ruolo di mediatore mentre si cerca di intavolare in dialogo nella direzione proposta dell’Emilia-Romagna, guidata proprio dal governatore PD Stefano Bonaccini. La differenza: richieste 15 competenze e non 23. Chiaramente nessun accenno ai LEP o al fondo di perequazione. Bhè allora! Anche dopo la caduta del governo giallo-verde quella dell’autonomia rimane quindi un tema centrale, mai andato via del tutto nemmeno dal programma dei 5stelle il che ci costringe a continuare ad assistere al surreale dibattito attorno ad un tema che è stato in assoluto la causa principale della fine dell’esperienza di governo. Se fino a circa un mese fa avevamo al governo la Lega nord, adesso con la nuova inedita alleanza tra 5stelle e PD qualcosa sembra essere cambiato, o forse no?! Al di là dei toni e modi poco istituzionali a cui ci ha abituati il leader leghista, il Conte-bis non sembra mettersi in totale discontinuità su questo fronte. Certo il nuovo governo è a maggioranza meridionale, il che ha fatto storcere il naso a molti del nord, e soprattutto non ha esponenti della lega, principale nemico del sud. Questo ha in qualche modo tranquillizato. In realtà, e il discorso sull’autonomia lo dimostra, mettere al governo esponenti del sud potrebbe rivelarsi il modo migliore per agire contro il mezzogiorno.

Se i “buoni” sono al governo. E l’opposizione?

A differenza del precedente governo, cosiddetto sovranista, il nuovo esperimento che si avvia ad avere la fiducia, potrebbe non subire infatti la stessa opposizione ricevuta da due forze ex anti-establishement. Osannato da quasi tutti i capi di governo occidentali, Germania e Francia in primis, sostenuto con segnali positivi da mercati finanziari e borsa, il governo Conte Bis segna il ritorno al potere del partito erede dell’ormai fù sinistra italiana. Una garanzia per ambienti politici ed economici italiani e stranieri, molto vicini ai leader piddini e con i quali gli eletti 5 stelle hanno scoperto un’inedita sintonia. Il sovranismo lascia il posto all’europeismo più spinto , con i ringraziamenti di Bruxelles, mentre i media e l’informazione mainstream festeggiano il ritorno dell’Italia al club delle elites progressiste. Una volta osteggiato e combattuto anche con violenza dai grillini, il PD, perfettamente organico al Partito Unico del Nord è diventato un alleato sterilizzando l’opposizione dell’unico partito italiano filo meridionale e ho infatti molti dubbi che il nuovo movimento faccia la stessa opposizione al PD come faceva all’ex alleato di governo. Il governo Conte-bis si ritrova quindi nella felice situazione di avere come unica opposizione il centrodestra Salviniano, non una grande minaccia soprattutto quando si tratta di fregare il sud.

Sgonfiare il sud?

Sarà che io sia troppo in malafede, ma conoscendo il Partito Democratico mi viene naturale, mi chiedo però chi avrà la forza di opporsi a qualsiasi decisione venga presa sul tema dell’autonomia e in generale contro il sud. Consideriamo infatti che l’alleanza PD e 5stelle priva il Mezzogiorno dell’unica rappresentanza politica che ne poteva interpretare i problemi e i bisogni. Non mi stupirebbe inoltre se verrà meno anche quella parte di opposizione di orientamento PD che in questi 14 mesi non ha fatto altro che criticare il governo solo ed esclusivamente a vantaggio della propria parte politica. Venuto meno il nemico l’ordine sarà quello di “non disturbare il manovratore”, con tutta la libertà dei nuovi neoministri di fare e disfare a seconda delle convenienze del nord, vedi governo Renzi. Questo interroga il meridionalismo, intrisecamente legato alla, quella che fù, sinistra e richiederebbe una indipendenza nella costruzione di un’opposizione mai così urgente come adesso.

Resta in piedi l’urgenza di un soggetto meridionalista

Benchè il nuovo governo si dichiari di sinistra, sia a maggioranza composto da meridionali e escluda la Lega nord, non basta a far si che si possa parlare di un governo amico del sud. Certo alcune parole sembrano andare nella giusta direzione ma bisognerà aspettare i fatti e molto presto questi ci diranno se il Conte-bis è, come presumo, una nuova minaccia per il sud o meno. In ogni caso resta in piedi l’urgenza storica di dotare il sud di un proprio soggetto politico, nel frattempo l’esperienza e i risultati dei vari governi imposti dall’UE, dovrebbero suggerirci la massima diffidenza e nessun ammorbidimento, a partire dalla richiesta di Autonomia, anche se proveniente dall’Emilia rossa, che è e resta il peggiore affronto all’uguaglianza e alla dignita dei cittadini del sud Italia.

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