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Storia e orgoglio nella scoperta con Alberto Angela della Sicilia del Gattopardo

Last updated on 02/05/2020

Ieri sera è andata in onda in prima serata su Rai Uno il consueto appuntamento del sabato sera con “Ulisse: il piacere della scoperta”, l’ottimo programma di intrattenimento culturale condotto da Alberto Angela. La trasmissione ha avuto come tema questa volta Il Gattopardo – Il romanzo della Sicilia, un viaggio attraverso il celebre libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e l’omonimo film capolavoro diretto dal grande regista Luchino Visconti in uno delle pellicole più significativi del cinema italiano. La trasmissione è stata l’opportunità di rivivere le atmosfere del libro e le scene del film. Con interventi di Claudia Cardinale e Terence Hill si è ripercorso la storia della pellicola, aneddoti e curiosità sulle riprese ritornando anche sui luoghi della pellicola come gli stupefacenti saloni di Palazzo Valguarnera Gangi, set del celebre ballo.

Ma la vera protagonista di questo viaggio nella storia è stata senza dubbio la Sicilia e i siciliani, nella loro essenza più profonda. Il Gattopardo infatti non è un libro come un altro e non a caso Alberto Anegla lo definisce il romanzo della Sicilia. Questo infatti permette al divulgatore di farne il filoconduttore in cui si intrecciano arte, storia, cultura, tradizione siciliane e grandi cambiamenti che sopraggiungono all’invasione Garibaldina e che segnano per sempre, in peggio, il destino dell’Isola. Un racconto controverso, pubblicato postumo alla morte dell’autore, nel 1958 e che la letteratura ufficiale ha da sempre elevato a simbolo del lassismo e del trasformismo della classe dirigente siciliana e meridionale. Un romanzo storico da sempre travisato e spiegato nelle scuole e nelle accademie in chiave anti-siciliana a dimostrazione del malcostume meridionale pre e poi post rigorgimentale.

Il Principe Fabrizio Salina, il Gattopardo protagonista del libro interpretato nel film da un grande Burt Lancaster ha finito per ipersonificare qualcosa di negativo che nel linguaggio comune ha assunto i caratteri del “gattopardismo”: concezione e pratica politica di chi è favorevole a innovazioni più apparenti che reali della società, per evitare di compromettere i privilegi acquisiti (Diz.Garzanti) oppure l’atteggiamento (tradizionalmente definito come trasformismo) proprio di chi, avendo fatto parte del ceto dominante o agiato in un precedente regime, si adatta a un nuova situazione politica, sociale o economica, simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e i privilegi della propria classe (Diz.Treccani). Eppure il romanzo racconta un personaggio molto diverso.

La famosa frase del libro «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» è innzitutto pronunciata non dal Principe di Salina ma da suo nipote Tancredi, fervente ex-Garibaldino. E’ lui, che cerca di convincere lo zio dell’utilità dell’Unità italiana, in realtà il simbolo della nuova società siciliana che vedeva nel passaggio ai Savoia un’opportunità di arricchimento e rinnovato prestigo. Dietro gli ideali garibaldini la nuova classe borghese sopravvanzava sopra la vecchia aristocrazia ormai morente in un’alleanza forzata che porta con essa nuovi modelli e comportamenti che segneranno la nuova epoca. Mentre una nuova classe sociale, legittimata dal denaro, aderisce al nuovo ordine il principe di Salina resta al contrario un rassegnato spettatore degli eventi ai quali sa che non può opporsi e ai quali certamente non aderisce nonostante l’offerta del re di farlo senatore del nuovo Regno.

In questa cronaca, che i libri di storia hanno raccontato come una liberazione dell’Isola dall’oppressione borbonica, il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è in realtà un vero e proprio testamento che l’autore siciliano fa recitare al Principe di Salina, figura a lui familiare che ricalca quella di suo bisnonno Giulio Fabrizio Tomasi. L’unica cosa che resta al vecchio principe è l’orgoglio delle sue origini siciliane, della storia e dello spirito della sua terra sfruttata e stanca, un ultima dimostrazione di amore e sconforto di fronte a quello che stava accadendo. Tutto il contrario dell’immagine cinica e arrafona che la vulgata gli ha attribuito e che ha trasformato nell’immaginario collettivo il gattopardo nella trasfigurazione dei mali siciliani.

Bisogna dare atto ad Alberto Angela di aver non solo mostrato alcune delle stupende bellezze della Sicilia ma di aver anche almeno tentato di ripristinare con la sua trasmissione un po’ di verita attorno al romanzo e di conseguenza alla stessa Sicilia. (Qui il link per rivedere la puntata). Un bellissimo momento di televisione e un atto di riconoscenza per un’Isola straordinaria, una terra nobile e ricca di storia e di cultura e un popolo umiliato e offeso ma ancora come il Principe di Salina fiero e pieno di orgoglio. Troppo alto infatti è il prezzo che la Sicilia e i Siciliani hanno pagato e pagano a questa nazione senza ricevere nulla oltre che offese e furti mentre le sue potenzialità, come quelle di tutto il sud sono soffocate o sfruttatte a beneficio di altri. Ignoriamo purtroppo quanto dobbiamo alla Sicilia che ha diritto di vedersi riconosciuto un giorno ciò che merita, allora forse noi meridionali ricorderemo di essere tutti quanti parte della sua grande storia.

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