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L’Italia ostaggio dell’UE. I rischi del MES e la prospettiva di un sovranismo meridionale.

Last updated on 02/05/2020

Siamo d’accordo, questa Italia duale non piace a nessuno. Una non-nazione un pò strabica che per 150 anni è stata benigna col centro-nord e quasi assente oltre il Gargano ha stancato un po’ tutti. Eppure l’unità nazionale rischia di essere l’unica ancora di salvezza contro poteri di matrice europea che stanno da decenni remando in direzione contraria a quelli del Paese e del sud stesso. Lo scontro politico sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità soprannominato dalla stampa nostrana “Fondo Salva-Stati” è sintomatico e sta facendo finalmente emergere nell’opinione pubblica i rischi e la potenziale pericolosità per l’Italia di questo nuovo progetto europeo. Di fatto si vorrebbe dare ad un ente terzo, già protagonista nel tragico salvataggio Greco e di fatto al di sopra di ogni legge, il potere di decidere se e come intervenire in caso di speculazione sul debito pubblico di uno Stato. Lo scopo sarebbe quello di sostenere lo Stato Membro, qualora lo necessitasse, al quale si offrirebbe un sostegno finanziario volto ad evitare quello che è successo in Grecia nel 2009.

L’offerta comprenderebbe però una serie di condizioni e clausule vessatorie che rendono del tutto inutilizzabile per l’Italia l’uso di questo strumento, pena la totale compressione della sovranità dello Stato, che passerebbe nel controllo del MES. In particolare lo Stato che non rientrerebbe nei parametri del Patto di Stabilità e che avesse un debito pubblico superiore al 60% del proprio PIL dovrebbe accettare clausule capestro di ristrutturazione del debito che nel caso dell’Italia (ad oggi il debito pubblico è al 134,8) vorrebbe dire tagli della grandezza di centinaia di migliaia di euro e mettere un’ipoteca sul rimborso dei propri titoli di Stato, una calamità per i cittadini, per i risparmiatori e per la credibilità dell’intero sistema. La creazione del fondo e il fatto di non poterne usufruire sarebbe di per sè l’innesco ideale di una crisi, e a tutto questo dovremmo contribuire pure con la bellezza di 125 miliardi! Praticamente creiamo un fondo al quale non potremo accedere senza così dover sottometterci alle inescrutabili decisioni di un organismo non ben definito.

Per chi ne volesse sapere di più: https://www.ilpost.it/2019/11/27/mes-spiegato/ Eppure le cose sono molto serie se anche Ignazio Visco e Giampaolo Galli, rispettivamente governatore di Bankitalia e vice direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici, hanno parlato di rischi. Ma non sono gli unici, al di là dei soliti peones europeisti e le improvvisate sardine antifasciste, il malcontento è crescente tra economisti e politici italiani. Se Moscovici si è preso la briga di scendere a Roma per difendere il MES qualche sibilo deve essere arrivato perfino a Bruxelles e questo non fa parte dei piani che come si sa non prevedono la virtù della trasparenza. Alla luce del dibattito infatti qualunque italiano potrebbe chiedersi come possa il governo italiano continuare su questo progetto essendo chiaro che l’Italia non ha alcun interesse a questa nuova iniziativa, fatta essenzialmente a uso e consumo della Germania per il salvataggio delle sue banche e dei suoi paesi satelliti. La polemica si sta rivelando una nuova occasione per il PD che naturalmente non manca di confermare la propria anima sado-masochista europeista, mentre un imbarazzante Movimento 5 stelle ormai legato al suo premier non sa da che parte andare. I più combattenti avversari del piano europeo si sono rivelati anche in questo caso la Lega e Fratelli d’Italia, anche in questo caso apparsi come gli unici capaci di difendere gli interessi nazionali, con buona pace dei soliti refrain di una sinistra fuscia sempre più distante dal popolo e legata mani e piedi all’elites europee.

La vicenda è una dimostrazione pratica della pericolosa china che ha preso la situazione e dei rischi ai quali è sottoposta l’Italia, ormai già da qualche decennio di fatto in amministrazione controllata e sempre più intrappolata nella rete del potere UE. Non si sa se e come questo baratro potrà essere evitato. Di fatto però già oggi è chiara debolezza del nostro Paese di fronte a organi decisionali internazionali e non democratici ai quali negli anni si sono cedute prerogative e funzioni essenziali per il corretto funzionamento dello Stato stesso, a partire dalla sovranità monetaria. Se questo non era evidente prima, ora lo è diventato sempre di più, e ciò sta facendo emergere prospettive preoccupanti per la sopravvivenza stessa dell’Italia. Sarà tardi, o forse no… difficile dirlo, finchè l’opinione pubblica resterà all’oscuro di tutto questo, distratta da pericoli neofascisti e emergenze ambientaliste che servono solo a nascondere i problemi reali.

L’obiettivo delle elites globaliste è chiaro, smembrare gli stati per creare un superstato a guida (poco)Franco-(molto)Tedesca. Può essere considerata questa la soluzione alternativa ai problemi del sud? Non credo proprio. Il dissolvimento dell’Italia, o per il momento la sua occupazione politico-finanziaria non sarebbe che il colpo di grazia al sud, che resterebbe abbandonato a se stesso a pagare il conto di una politica neoliberista dove solo il capitale conta, relegato al ruolo di villaggio vacanze per i ricchi popoli del nord europa. Con chi dovremo interfacciarci un domani per vedere rispettati quei diritti che tanto desideriamo? Abbiamo negli anni recenti assistito allo svuotamento dei parlamenti nazionali, alla riduzione di Roma a semplice provincia dell’impero. Gli interlocutori veri che detengono il potere decisionale non sono più scelti dai cittadini e hanno nomi e cognomi sconosciuti alla gran parte della gente. Tutto ciò ha portato alle conseguenze di una Italia che non è mai stata tanto divisa come ora, e più subiamo le loro scelte e più ci si divide, a nord come a sud, per cercare di recuperare qualcosa di quello che collettivamente come Paese stiamo perdendo.

Se è vero che Salvini e la Lega non sono certo la soluzione ai problemi del Mezzogiorno, non si deve dimenticare che il processo di desertificazione del sud coinvolge molti attori politici e non, che in questi decenni hanno imposto all’Italia, e al Mezzogiorno in particolare, cure da cavallo che stanno portando alla morte del paziente. Benchè il sovranismo sia stato purtroppo assorbito da una determinata parte politica e proprio la Lega ne sia espressione principale, è paradossalmente interesse innanzitutto del sud che l’Italia mantenga la propria sovranità e eviti di sottoporsi ad ulteriori sacrifici a vantaggio di un’Unione Europea che ne vuole chiaramente il fallimento. Quel che è certo è che nonostante la propaganda sulla fratellanza e sulla solidarietà europea, immaginare che l’UE possa risollevare le sorti del sud è una chimera che trascura il fatto che se oggi il Sud è ridotto come la Grecia è proprio per le assurde regole europee alle quali è sottoposto il Paese.

Per questi motivi qualsiasi movimento o partito meridionalista non può e non deve prenscindere dall’essere sovranista, questa intesa come “Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione” (Treccani). Il collaborazionismo dilagante e l’alleanza con forze che mirano a minare le fondamenta dello Stato non può essere considerato una opzione valida, pena il passaggio da una sudditanza ad un’altra apparentemente più dolce ma psicologicamente più violenta e feroce della prima.

Published inSud

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