Salta al contenuto

La fuga dei meridionali che fa crescere il Centro-Nord. Dal sud partiti 16mila laureati nel 2018.

Last updated on 02/05/2020

Il 16 Dicembre 2019 l’Istat ha pubblicato il nuovo report Migrazioni 2018 e come prevedibile anche questo studio continua a confermare l’inesorabile fuga dall’Italia con ben 157mila registrazioni all’estero (+1,2% rispetto al 2017). Al netto dei rimpatri l’Italia ha perso l’anno scorso 69.908 unità. Secondo l’Istat dal 2009, oltre 816 mila italiani si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10anni e oltre il 73% ha 25 anni e più; il 53%, circa la metà è in possesso di un titolo di studio medio-alto, oltre 29 mila i mila laureati. Giovani, la maggior parte specializzati che lasciano l’Italia in cerca di opportunità lavorative e stipendi migliori. Considerando i rimpatri, i saldi migratori netti sono stati in media negativi per 70 mila unità l’anno, l’equivalente di una media-piccola città.

Le cifre si basano sulle registrazioni ufficiali ma in realtà è facile presupporre che i numeri siano molto più alti, considerando che molti emigrano all’estero senza però registrare la propria residenza anagrafica all’AIRE. Basta vedere il caso inglese quando nel 2016, causa Brexit ci furono ben 25 mila registrazioni, italiani che in gran parte erano già lì nel Regno Unito e vollero regolarizzare la propria situazione. Nonostante ciò i numeri sono già di per se impietosi, a conferma di un trend che non sembra non voler rallentare.

E’ interessante però notare come il rapporto evidenzi che, a differenza di come ci si potrebbe aspettare, le regioni da cui si emigra di più sono in realtà le regioni del nord in primis dalla Lombardia che perde in termini assoluti 22mila residenti. In termini relativi,rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1.000residenti), Trentino-Alto Adigee Valle d’Aosta (3 italiani su 1.000). Tassi più contenuti si rilevano nelle Marche (2,5per 1.000), in Veneto, Sicilia,Abruzzo e Molise (2,4per 1.000). Le regioni con il tasso di emigratorietà con l’estero più basso sono Basilicata, Campania e Puglia, con valori pari a circa 1,3 per 1.000.

Gli italiani che fuggono all’estero sono quindi non solo meridionali ma in gran parte settentrionali, a dimostrazione del fatto che emigrare è una scelta più semplice per quella parte più ricca e istruita della popolazione rispetto a quella del sud che emigra di meno. La migrazione interna poi, da sud a nord, provvede però a riequilibrare questo gap delle regioni centro-settentrionali. Quello che colpisce è infatti che grazie ai movimenti interni tutte le regioni del Centro-Nord mostrano saldi migratori netti (la differenza tra cancellazioni ed iscrizioni) positivi o prossimi allo zero; viceversa, le regioni del Mezzogiorno mettono in evidenza perdite nette di popolazione perdendo popolazione a vantaggio innanzitutto del centro-nord.

Sulla direttrice nord-sud i movimenti di residenza nel 2018 sono stati 117mila (+7%), mentre hanno imboccato la rotta inversa 55mila persone. Si può dire così, che il Mezzogiorno ha perso 62mila residenti nel 2018 (una città come Crotone): 47 mila di questi hanno più di 25 anni. La Regione con il Saldo migratorio peggiore è la Campania con un saldo negativo di 19.809 persone, mentre il saldo migratorio netto più elevato per 1.000 residenti si ha nelle province autonome di Trento e Bolzano (rispettivamente +3,6 e +3,5 per 1.000), seguono Emilia-Romagna (+3,4 per 1.000), Friuli-Venezia Giulia (+2,7 per 1.000) e Lombardia (+2,3 per 1.000) .

I dati mostrano chiaramente un fenomeno di trasfusione delle risorse lavorative che dal Mezzogiorno continua ad alimentare l’economia e lo sviluppo del centro-nord il quale senza l’afflusso di personale giovane e qualificato proveniente dal sud dovrebbe sopportare la riduzione di offerta di manodopera dovuta all’emigrazione verso l’estero. Mentre infatti i giovani lombardi e veneti fuggono dall’Italia in cerca di migliori alternative, i meridionali vengono chiamati a soppiantare le figure mancanti alle condizioni da cui gli italiani del nord invece sembrano fuggire. Un doppio danno per l’economia del sud che perde popolazione e forza lavoro formata a vantaggio del nord e senza le quali è impossibile prevedere un qualsiasi rilancio.

Il problema riguarda in special modo i laureati che in 16mila hanno lasciato il Mezzogiorno per trasferirsi al nord. Sicilia e la Campania sono le regioni che perdono complessivamente oltre 8,5 mila residenti qualificati in meno, seguono a ruota tutte le regioni del sud. La Lombardia e l’Emilia-Romagna guadagnano invece rispettivamente 8mila e 4 mila laureati dalle regioni del sud. L’effetto di questo perverso meccanismo di drenaggio di persone comporta che non solo il Mezzogiorno debba scontare un numero di giovani laureati inferiore rispetto al nord, 14,6% rispetto al 17,9% del Nord e al 19,8% del Centro ma che parte di questi finiscano pure per essere sradicati dal tessuto economico e sociale a beneficio delle aree più ricche. Il Report conferma che “Per tutte le regioni meridionali e per il Piemonte, alle perdite dovute agli espatri si sommano anche quelle relative ai trasferimenti verso le altre regioni:le giovani risorse qualificate provenienti dal Mezzogiorno, dunque, costituiscono una fonte di capitale umano sia per le zone maggiormente produttive del Centro e Nord Italia sia per i paesi esteri

In parole semplici la parte più povera del paese contribuisce con le proprie risorse umane, e non solo, allo sviluppo e alla crescita della parte più ricca e non viceversa. E’ evidente come in conseguenza del processo di desertificazione economica ed industriale, il Mezzogiorno viva ormai in un circolo vizioso dove, lasciato solo e incapace di un proprio autonomo rilancio è vittima di un doppio depauperamento di risorse economiche ma anche lavorative in cui investe risorse senza poter poi offrire adeguati sbocchi occupazionali. Tutto ciò si traduce in un beneficio per il centro-nord che può così contare su manodopera disponibile a condizioni di vantaggio, giovane e qualificata il cui investimento formativo è stato già sostenuto dalle istituzioni e dalle famiglie del Mezzogiorno con sacrifici importanti in termini sociali che difficilmente verranno recuperati.

Published inSud

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *