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Un “pozzo” senza Fondi. Il Mezzogiorno in rosso e la favola dei miliardi che non ci sono.

Last updated on 02/05/2020

Se il 2019 non é stato certamente un anno da ricordare dal punto di vista dell’economia, il 2020 non sembra prospettare nessuna novitá in particolare sul tema Mezzogiorno. Nonostanti le roboanti dichiarazioni del premier e del Ministro PD del sud Peppe Provenzano, tutto sembre essere dopo 4 mesi ancora relegato nel mondo dell’iperuranio delle buone intenzioni, chiacchiere a parte infatti la strategia del governo non sembra distaccarsi dalla solita e stantia posizione adottata dai governi succedutisi in questi anni il cui risultato nel 2019 é stato per il Mezzogiorno un triste -0,2% sul Pil che potrebbe doventare se tutto va bene un +0,2 per l’anno prossimo. Prova della ostinata applicazione della solita ricetta é la legge di bilancio appena approvata che di fatto non cambia nulla in termini di investimenti pubblici di cui l’Italia ed in particolare il mezzogiorno ha urgentemente bisogno.

La manovra da 32 Miliardi infatti non costituisce nessuna novitá nell’approccio fin qui adottato in termini di risorse, anzi sotto indicazione di Bruxelles ancora si assiste ad un prevedibile trasferimento di risorse dai cittadini verso lo Stato per circa 10 Miliardi che verranno da nuove entrare (maggiori tasse e tagli) e 7,4 Miliardi dalla cosiddetta lotta all’evasione, meglio conosciuta come repressione fiscale (in pratica altre tasse) che come al solito difficilmente toccherá i grandi evasori. Se ben 14,6 Miliardi (pari all’0,8% del PIL) delle risorse saranno in deficit solo in parte queste verranno re-distribuite col taglio del cuneo fiscale, circa 3 miliardi in quanto necessarie a coprire principalmente il blocco dell’IVA (23 Miliardi) e altre spese. Insomma nulla di nuovo sotto al sole, con un governo che, dopo la delusione del 2018, continua a seguire pedissequamente le istruzioni che vengono dalla burocrazia europea, Commissione Europea e BCE.

Tutto ció si traduce in un continuo tentativo di galleggiamento della barca Italia che peró continua a remare in circolo. Mentre infatti auteroveli voci continuano a denunciare il drammatico calo di investimenti pubblici e la terribile desertificazione industriale del Mezzogiorno non si vede all’orizzonte nessuna importante misura volta a scuotere a questo blocco dell’economia ormai ferma a variazioni di pochi decimali. Tra incentivi e sussudi che continuano a drogare un’economia che non c’é lo shock di cui l’Italia e il sud hanno bisogno continua a non arrivare e in nome della continuitá il quadro resta desolantemente e negativamente stabile.

Mentre il Ministro Provenzano sbandiera la clausula del 34% come panacea di tutti i mali, mai applicata fino adesso e ora improvvisamente data per assodato, i famigerati fondi dedicati al sud, i famosi fondi europei e il fondo di sviluppo e coesione restano di fatto l’ultima e l’unica ancora di salvezza a cui i meridionali dovranno aggrapparsi. Un tesoretto che sul settennato 2014-2020 supera i 130 miliardi ma che nei fatti, ad un anno dalla scadenza ha visto solo una parte di esso impegnato mentre la spesa resta ancorata a livelli veramente scarsi. Non é una sopresa che il Ministro del Sud conti su di essi per rilanciare il Mezzogiorno, viene spontaneo peró pensare che difficilmente ció che per l’eccessiva burocrazia e inefficenza delle amministrazioni pubbliche quello che non si é fatto negli anni precedenti sia realizzabile nei prossimi 12 mesi.

Per dare l’idea della montagna di denaro disponibile basti bensare che dei 75 miliardi di euro di fondi europei a disposizione dell’Italia, a Settembre 2019 secondo il sito della Commissione cohesiondata.ec.europa.eu solo 51 miliardi sono stati impegnati mentre 21, quindi il 29% appena, sono stati spesi. Una situazione tragica che soprendentemente non é nemmeno la peggiore rispetto agli altri Stati Membri nei confronti dei quali l’Italia copre per la spesa la quintultima posizione prima di Slovacchia (ultima), Spagna, Croazia e Grecia. Restano quindi sul piatto circa 50 miliardi sulla cui effettiva collocazione é legittimo avere dubbi e al di lá delle responsabilitá che troppo facilmente sono attribuite agli enti locali in particolare del sud (escludendo UE e Ministeri), appare coraggioso da parte dei giornali e governo considerare queste risorse come effettivamente spendibili.

Non va meglio, anzi, la situazione sul piano del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc) del cui ammontare, circa 63 miliardi (di cui l’80% destinato alle regioni del sud) solo 1,7 miliardi sono stati impiegati al 2019, appena il 3% con oltre 60 miliardi non spesi dopo oltre 6 anni dalla nuova programmazione. Una situazione inaccettabile considerando che la gestione del Fondo é attribuita direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri e quindi ai governi che si sono succeduti in questi ultimi anni, ma non solo.

Queste ingenti risorse, oltre 100 miliardi, restano quindi sulla carta ma appare inverosimile che raggiungano l’economia reale almeno nel breve termine mentre piú probabilmente resteranno in ostaggio di politica e burocrazia, con buona pace di chi urla a gran voce liquiditá e investimenti pubblici. Proprio la stessa Commissione Europea ad Ottobre dello scorso anno mise l’accento sull’importanza per l’Italia di garantire adeguati livelli di investimenti al sud considerando che il tasso d’investimenti pubblici nel frattempo é sceso nel periodo 2014-2017 allo 0,38% a dispetto di un livello di spesa pubblica che al Sud doveva essere pari allo 0,43% del PIL del Mezzogiorno, una differenza del 20%. Nonostante ció non sembrano arrivare dal governo segnali di discontinuita con il sud che paradossalmente resta ingabbiato in questi stanziamenti e nei loro elefantiaci processi burocratici senza prospettive di respiro né a breve né a lungo termine.

Non contribuisce a rassenerare gli animi nemmeno la scelta del ministro Provenzano di nominare Massimo Sabatini nuovo direttore dell’Agenzia per la Coesione territoriale, l’organismo chiamato a monitorare e sostenere la spesa delle risorse della Politica di coesione, a partire dai Fondi strutturali europei. Il neodirettore preso in prestito da Confindustria é attuale direttore dell’area politiche regionali e per la coesione di viale dell’Astronomia ed ha giá fatto parte del gruppo di esperti chiamati dalla Commissione a riscrivere e semplificare le procedure sui fondi europei. Come evidenziato dal M5S nel 2015 quando ancora era un movimento anti-sistema, vedi link, anche adesso viene il dubbio di come e quanto il dirigente dell’Agenzia, che tra l’altro gestirá in particolare le risorse non spese o rimodulabili dell’Fsc, sará in grado di scindere l’interesse pubblico da quello della potente associazione di cui fa parte.

In questo quadro di grandi promesse e proclami dalle basi d’argilla restiamo in attesa del coniglio che il governo spera di cavare dal cilindro alias l’ennesimo PianoSud che dovrebbe garantire l’attuazione di quel pacchetto di investimenti pubblici su cui il governo punta per rilanciare il Mezzogiorno e che non rilancera un bel niente, un po’ come il famoso Piano Renziano che tra incentivi e fondi europei avrebbe dovuto garantire investimenti per 95 miliardi ma di cui in breve tempo si sono perse le tracce. La realtá é che di fatto le risorse restano quelle di sempre, stanziate e mai spese.

In queste condizioni e se non ci sarà davvero un cambio di rotta nell’approccio sul Meridione che non si basi solo sui soliti fondi ma in risorse realmente e velocemente spendibili, è non solo impossibile sperare in una ripresa del Mezzogiorno, e quindi dell’Italia ma verrà meno ogni presupposto per fermare quel processo di desertficazione che il federalismo fiscale prima e il regionalismo differenziato adesso rischiano di accellerare.

Published inSud

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