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Il Coronavirus è “sovranista” e mette a nudo le debolezze italiane. Sviluppi di un nuovo esperimento.

Last updated on 02/05/2020

La situazione del Coronavirus in Italia continua a peggiorare e, grazie anche alla mancanza di corrette informazioni e adeguate misure di reazione politiche e sanitarie, il rischio psicosi collettiva sta mettendo a dura prova le Regioni del nord in particolare, dove i maggiori focolai di contagio sono stati fino ad oggi individuati. Si parla di un fenomeno ormai globale che in Italia ha però assunto dimensioni più ampie che stanno ledendo l’immagine del Paese e intaccando la stessa economia nazionale. In realtà il fenomeno Coronavirus è l’ultimo, in ordine di tempo, che più di tutti sta mettendo a nudo le debolezze del Paese e l’inefficacia di certe teorie che ne hanno condizionato gli assetti economici e politici negli ultimi decenni.

L’Italia è non a caso il Paese il quale più di ogni altro ha inseguito negli ultimi due decenni gli ideali di una globalizzazione che ha fatto dell’apertura dei confini e dei tagli alla spesa pubblica i due capisaldi della moderna strategia di (non)sviluppo. E’ bastato un virus, a detta degli scienziati nemmeno tanto potente come sembra, o forse si, a rendere evidenti le debolezze italiana su tutti i fronti, da quello sanitario, istituzionale, economico, oltre che diplomatico.

Di fronte ad un’emergenza che avrebbe richiesto un ruolo di primo piano dello Stato, il Paese infatti appare allo sbando, con un Governo senza la necessaria legittimità politica e privato degli strumenti e dell’autorità necessaria a ristabilire un qualsiasi ordine interno. Stretti tra un egoista federalismo regionale e la sempre più opprimente integrazione Europea, l’incapacità di far fronte al problema coronavirus rende chiari alcuni effetti della de-strutturazione nazionale, dove i poteri dello Stato ormai appaiono troppo limitati per dare risposte adeguate anche in situazioni emergenziali.

Innanzitutto sono evidenti le conseguenze degli stretti vincoli di bilancio e l’impossibilità di sostenere i sempre più profondi tagli alla spesa pubblica che hanno avuto particolare impatto proprio sui servizi fondamentali e sul sistema sanitario nazionale, nel Mezzogiorno ormai al collasso. Non a caso anche in questa situazione emergenziale ogni decisione, anche quella riguardante la salute pubblica, passerà attraverso la lente d’ingrandimento della Commissione Europea, considerando che si prevedono già gravi effetti per l’Italia sul piano economico e ogni decisione in termini di spesa sarà comunque condizionata all’approvazione dell’UE.

L’emergenza Coronavirus, legata alla salute e quindi alla stessa vita dei cittadini, rende chiaro come la mancanza di una propria sovranità economica e monetaria, faccia si che ogni scelta sia dipendente da vincoli esterni all’Italia, rendendo il Paese di fatto non libero di far fronte ai suoi gravi problemi. A ciò si aggiunge la totale assenza di controllo delle frontiere, tanto che, nonostante la ragione richiederebbe un più attento controllo degli ingressi, è apparso più semplice creare barriere interne tra le regioni piuttosto che ai confini esterni, in particolare quelli marini, quotidianamente infranti dalle navi ONG che continuano indisturbate a traghettare schiavi/migranti da un continente all’altro.

Se Razzismo, fascismo, emergenza climatica, sardine e chi più ne ha più ne metta, sono stati fino ad una settimana fa i temi centrali del dibattito politico su cui si è concentrata la narrazione di questo governo, è chiaro che l’emergere violento di problemi concreti globali costringe tutti ad un bagno di realismo, in cui lo Stato resta l’ultima entità in grado, si spera almeno, di provvedere ai problemi delle persone. La finzione di un’Unione Europea, ormai ridotta a banca d’affari, e lo stesso sistema globale sono costretti a riscoprire il ruolo dei confini e il ruolo fondamentale degli Stati come sistema di difesa.

Una lezione che non è sfuggita nemmeno ai governatori delle regioni del nord colpite dal virus, in particolare Veneto, Lombardia ed e Emilia Romagna. Quelle stesse tre regioni che spingono sempre di più per il regionalismo differenziato, che toglie ai poveri per dare ai ricchi, e che nello stesso tempo piangono gli effetti sulla loro economia del coronavirus chiedendo l’intervento nazionale, tradotto poi in lingua nordista in più soldi.

Lì dove giornali e mass media hanno da sempre raccontato l’efficienza della sanità regionale si è assistito allo scoppio della “pandemia”. Una sottovalutazione? Un problema interno? Lo si dovrà verificare, quello che è certo è che gli effetti sull’economia settentrionale saranno pesanti, e a pagarli non saranno solo i veneti o i Lombardi ma tutti gli italiani, meridionali compresi, con o senza autonomia. Difficile dire quanto di queste risorse saranno destinate al sud.

L’italia è stata colta impreparata dal punto di vista sanitario, disgregata politicamente e impoverita da anni di austerity, e c’era da aspettarselo da un Paese ossessionato da oltre 20 anni da obiettivi di inflazione e debito pubblico. In questo scenario il Paese si scopre essere anche questa volta contesto perfetto di un ulteriore esperimento sociale, in cui la potenziale pandemia ha permesso l’avvio giustificato di misure straordinarie di militarizzazione e manipolazione dell’opinione pubblica che lasceranno il segno.

Se in Cina infatti, la reazione al virus ha portato a costruire nuovi ospedali, in Italia si è puntato unicamente sull’isolamento e sulla limitazione di qualsiasi attività sociale. Nessun accenno all’idea di aumentare i posti letto disponibili, chiaramente insufficienti sopratutto al sud e in particolare in caso di estensione del contagio. Nessuna prospettiva di migliorare le strutture sanitarie, fatiscenti e non attrezzate. In nome della sicurezza pubblica il COVID-19 ha potuto giusticare limitazioni alle libertà personali del tutto insufficienti contro un virus e che solo un caso del genere, che sembra fatto apposta, poteva far digerire.

Che sia tutto voluto, è difficile stabilirlo. C’è da chiedersi quanto durerà la pandemia e come questa pseudo-influenza si diffonderà. Resta da sperare che il Mezzogiorno, finora apparentemente libero dal virus non ne subisca il contagio, le conseguenze potrebbero essere gravi, peggiori rispetto al nord in termini di salute pubblica e libertà personale, e sicuramente non avranno la stessa solidarietà da parte del resto di quello che poteva essere un Paese.

Published inSud

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