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Il Covid-19 fa crollare l’UE e trascina con sè l’Italia.

Last updated on 25/05/2020

Sono tempi convulsi questi del Covid-19 che ricorderemo per sempre. Nonostante epidemie di massa ci siano già state nella storia, lo shock che il virus ha impresso su un mondo già in equilibrio precario è senza dubbio eclatante. La serie di eventi che si sono succeduti nelle ultime settimane hanno sostanzialmente impresso un’accelerazione che sta di fatto facendo crollare tutto il sistema globalista prima del previsto. Stando però all’indecisione degli organi di governo, gli effetti purtroppo tragici in termini di vite umane del Coronavirus rischiano di diventare addiruttura secondari rispetto a quelli pure pericolosi che l’Italia rischia sul piano economico.

Quello che succede nell’ambito dell’UE ha del clamoroso. Come evidenziato nel mio post precendente, la crisi ha messo ha nudo tutte le debolezze dell’Italia e soprattutto la sua estrema e tossica dipendenza dall’Unione Europea. L’ossessivo europeismo della classe dirigente italiana e la fiducia verso tutto ciò che è fuori il Paese era destinato prima o poi a scontrarsi con la dura realtà. C’è voluto purtroppo un virus che farà migliaia di morti, dal punto di vista umano ed economico, per squarciare l’ipocrisia di rituali e ideologie senza senso.

Praticamente l’Unione Europea si sta dimostrando ancora una volta non solo inutile ma addirittura dannosa per l’Italia, in un momento di crisi che avrebbe richiesto ben altri atteggiamenti. Prima il blocco dell’export di Francia e Germania di mascherine e materiale sanitario, il silenzio della Commissione Europea trasformatosi poi in un impacciato sostegno sentimentale da parte della Von der Leyer, l’imbarazzante accelerazione sul MES dell’eurogruppo. Tutti segnali di un tragicomico vuoto politico. Il Tweet pubblicato dal Quirinale, dopo l’incosciente linea di chiusura espressa dal capo della BCE Cristine Lagarde, è in questo senso destinato a restare negli annali della storia. Un sussulto, “leggermente in ritardo”, di dignità di fronte ad istituzioni che invece di salvare la barca che sta affondando, la stanno di fatto riempiendo di acqua.

Se nel frattempo ieri la BCE balbettava, facendo sprofondare le borse di tutto il mondo e in particolare quella italiana, la Germania lanciava il giorno dopo il suo di bazooka finanziario con un annuncio di prestiti ILLIMITATI alle imprese tedesche per “almeno” 550 MILIARDI di euro, senza consultare nessuno e in barba ad ogni regola di bilancio così rigidamente imposte all’Italia. Liquidità che si aggiunge a quella immessa finora dalla FED, 1,500 miliardi di dollari, e dalla banca centrale cinese, 200 miliardi di dollari.

Un doccia fredda per tutti i sarcedoti del pareggio di bilancio, degli aiuti di stato, dell’austerity, del debito pubblico e dei mercati onniscienti, mentre il governo italiano, con l’intera popolazione in quarantena, aziende chiuse e l’economia quasi del tutto ferma, è ancora impegnato a trattare e seguire liturgicamente le procedure imposte dai vari commissari europei per ottenere la cosiddetta flessibilità per un misero 0,3% di dificit, per un ammontare che se va bene raggiungerebbe a stento 25 miliardi. Cifre chiaramente del tutto insufficienti a fermare il virus e a rilanciare l’economia, che richiederebbero, secondo Ashoka Mody, ex economista FMI un piano di liquidità compreso tra 500 e 700 miliardi di euro.

Se tutto questo non bastasse a rendere plastico il fallimento dell’ideologia Europea aggiungiamo che quasi tutti gli stati membri, ad esclusione dell’Italia, sono in procinto di chiudere le proprie frontiere con buona pace di Schengen e della libera circolazione. Anni di Austerity e neoliberismo buttati praticamente nella spazzatura. Eppure l’Italia appare ancora legata a doppio filo alla sua creatura a cui sembra volersi sacrificare del tutto. Alla luce dei recenti avvenimenti il Paese, o meglio la sua classe politica sembra ancora indecisa nello scegliere se salvare se stesso o l’UE e l’euro anche se diventa sempre più chiaro che entrambe non potranno sopravvivere a tutto questo.

Il rischio è che nel, seppur goffo, tentativo di salvare gli italiani dal Coronavirus si stia dimenticando che quegli stessi italiani una volta finito tutto questo, per vivere dovranno lavorare, mantenere aziende e dipendenti, produrre. Migliaia di aziende e lavoratori al nord come al sud, rischiano il blocco totale della loro attività ed è bene evidenziare che questo avrà effetti altrettanto gravi, e forse anche più dannosi del Covid-19 stesso, che richiederebbero analoghe adeguate misure economiche che purtroppo ahimè stentano ancora ad arrivare.

Appare sempre più chiaro, anche dato il cambio di opinioni dei vari commentatori ex europeisti, che la UE non ha idea di come intervenire e la BCE non nè ha nessuna intenzione. E’ questo allora il momento di uscirne? Riaquistare sovranità monetaria, sostenere l’economia nel momento più difficile della storia recente italiana e ricostruire un tessuto produttivo. Verrà poi il momento di affrontare la questione del sud e i diritti del Mezzogiorno, ma come Paese nell’interesse di tutte le parti senza prima avere accesso alle leve di politica economica nazionale adesso, ogni ulteriore tentativo di rilancio sarà inutile.

Published inSud

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