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Perché OltreSud

Io amo il sud e sono contento di esserci nato. Mi manca ma lo vivo e lo porto con me da sempre da quando sono emigrato. Negli ultimi anni la lontananza mi ha permesso di osservarlo meglio, di apprezzarlo sempre di più e di viverne i problemi. Anche distante il mio cuore è a Napoli e non mi arrendo di potervi un giorno tornare a vivere. Nel frattempo ho aperto questo blog dove scrivo le mie opinioni e punti di vista sull’attualità del Mezzogiorno. OltreSud è una voce di speranza che il Mezzogiorno cambi e non sia più sud di nessuno, che i miei concittadini possano vivere sereni nella propria terra, che si possa insieme andare oltre…

Oltre il pregiudizio e i luoghi comuni

Il sud Italia è il protagonista di un racconto falsato da un secolo e mezzo di pregiudizi e luoghi comuni che lo hanno reso vittima di se stesso. L’ Italia unita ha disegnato nella memoria collettiva la figura del meridionale sulla base di un idea razzista e discriminatoria che dura ancora oggi. Il risultato è una considerazione diffusa, anche al sud, che i meridionali siano un popoli di scansafatiche, ignorante, furbo oltre il limite di ogni rispetto delle regole, incline all’illegalità e incapace di seguire anche le minime regole di convivenza civile. I media e l’opinione pubblica sono impregnati e autoalimentano una visione del sud criminale e senza speranza. E’ sempre più chiaro però che questa non è la realtà, ma una delle tante e che il Sud è molto di più. Il sud può e deve uscire dai suoi stereotipi e dal senso di inferiorità imposto da una cultura dominante dichiaratamente anti-meridionale; andare oltre l’idea stessa di Sud che implica di per se stessa implicita inferiorità.

Oltre la geografia

Per quasi 700 anni i sudditi del regno di Sicilia, poi Due Sicilie hanno vissuto al centro del mediterraneo senza preoccuparsi di essere al nord o al sud di qualcun’altro. Gli scambi e le relazioni commerciali e politiche andavano in ogni direzione, via terra e soprattutto via mare. La direttrice nord/sud era una delle tanti rotte per una terra che è stata destinazione di popoli venuti da ogni direzione. Napoli non era a nord di Palermo, ciò che distingueva le due capitali essere al di qua o al di la del faro. All’indomani dell’Unità però tutti gli ormai ex duosiciliani, napoletani, pugliesi, perfino gli abruzzesi che erano al nord del regno scoprono di essere diventati meridionali ma non solo geograficamente rispetto ai loro nuovi fratelli venuti dal nord ma anche in termini culturali ed economici quindi inferiori. Il concetto di sud non è infatti solo un semplice riferimento geografico ma un modo di vedere l’Italia, con tutte le relazioni economiche, politiche finanche culturali che si sono sviluppate su questo schema. Su ci sono i buoni, sotto i cattivi. Abbiamo assorbito volenti o nolenti questa falsità storica e i intanto abbiamo dimenticato di essere al centro del mediterraneo, quel mare che era la nostra autostrada e che è diventata la nostra prigione per chi resta e via di fuga per milioni di emigrati. La rivoluzione informatica sta però superando questi limiti fisici, cambiando i riferimenti stessi di spazio e tempo dove nord/sud non esistono perchè possiamo essere tutti connessi in un luogo pure essendo lontanissimi. Le opportunità di uscire dallo dipendenza verso il nord sono immense, bisogna però uscire dall’idea di sud che è innanzitutto nelle nostre teste.

Oltre il passato

La riscoperta delle radici e la diffusione grazie ad internet della vera storia dell’ex regno delle Due Sicilie è un fenomeno straordinario che sta appena muovendo i suoi passi ma ha già contribuito alla presa di coscienza di tantissimi meridionali, e non solo. Il dibattito che si è aperto attorno alla storia del sud e la diffusione e la valorizzazione di un’eredità storico-culturale che sembrava persa per sempre sta dando a sempre più cittadini del Mezzogiorno quell’orgoglio e quella consapevolezza dimenticata. Da appassionato di storia devo ringraziare Pino Aprile e tanti intelletuali che su internet mi stanno dando la possibilità di approfondire temi, autori, storie, poesie, racconti legati al sud che la scuola e l’educazione ufficiale non mi ha mai trasmesso, anzi… Non posso che essere felice quindi per tutto ciò che riguardi la riscoperta del passato perchè solo da questo può ripartire il sud. Mi preoccupa però l’assenza di un dibattito ugualmente vivo sul suo futuro e mi stupisce, ma non troppo, la difficoltà di rintracciare una seria riflessione sulle scelte e le prospettive che riguardano il sud. Rassegnazione, efficaci mezzi di “persuasione” e vulnerabilità ci hanno abituato a non guardare troppo lontano. Il mio è un tentativo di parlare di oggi e di quello che verrà. Perchè proprio adesso che sappiamo finalmente da dove veniamo e perchè siamo arrivati fino a questo punto, forse è arrivato il momento di provare a decidere dove vogliamo andare.

Oltre i confini

La globalizzazione e le nuove tecnologie hanno esteso il mondo, hanno reso accessibili posti che erano considerati lontani e trasformato paesi e attori finanziari in protagonisti della storia moderna. Aperto spazi virtuali che hanno reso tutto più accelerato compresi fenomeni politici ed economici straordinari. Qualsiasi discorso sul sud, non può prescindere dalla considerazione di quello che succede fuori dai confini del sud e d’Italia eppure spesso non andiamo oltre i confini delle nostre città. Pensiamo che il nostro paese sia l’ombelico del mondo, eppure sempre più spesso quello che succede lontano anche a migliaia di chilometri di distanza può influire su di noi direttamente. Non siamo esenti infatti da trasformazioni sociali, politiche e ambientali che stanno cambiano l’umanità, i rapporti sociali come quelli economici eppure le poche voci sul sud si limitano spesso a raccontare cronache locali limitate nei confini di una regione o di un singolo comune dimenticando spesso che al di là delle singole regioni il Mezzogiorno è senza dubbio un’entità unitaria nella sua storia, nelle sue tradizioni, nella sua cultura, nella sua lingua addirittura e soprattutto nei suoi problemi. Guardare al nostro interno senza dimenticare di capire quello che succede fuori è essenziale per comprendere i tempi che stiamo vivendo.